Gianni Fresu

Mi sono candidato alle elezioni per il Parlamento europeo (collegio Sardegna-Sicilia) nelle liste di “Pace, Terra Dignità con Michele Santoro e Raniero La Valle, perché opporsi alla logica della guerra, “disertare” dalla deriva bellicista dell’UE, è oggi il principale programma politico attorno al quale deve svilupparsi una massa critica di opposizione e mobilitazione popolare continentale.

Gianni Fresu, Professore di Filosofia politica presso l’Università degli studi di Cagliari. Dottore di ricerca in Filosofia, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bò”. Dal 2016 al 2023 è stato professore di Filosofia politica presso la Universidade Federal de Uberlândia (MG/Brasil).  Socio fondatore dell’International Gramsci Society Brasil di cui è stato Presidente dal settembre 2019 al settembre 2022. Ha esperienze di ricerca e di insegnamento nelle università di Cagliari, Urbino, e in diversi atenei pubblici brasiliani nel campo della Filosofia politica e della storia del pensiero politico, lavorando principalmente sui seguenti temi: materialismo storico, categorie politiche della filosofia liberale, pensiero politico e filosofico nella storia del movimento operaio, fascismo e pensiero autoritario.

Ho deciso di aderire a questo progetto perché in questo momento storico, come alla vigilia del Primo conflitto mondiale, quella della guerra è la contraddizione fondamentale che sussume tutte le altre. Essere complici, o anche non fare tutto quel che è in nostro potere contro questa deriva, significa assumerci una gravissima responsabilità di fronte alla storia, esattamente come nel 1914. «Siamo in guerra», ripetono ossessivamente vertici UE, leader politici, giornalisti e intellettuali occidentali, in un crescendo inarrestabile di nauseabondo bellicismo, che è arrivato a un tale livello di sfrontatezza retorica da paragonare l’esigenza di armarci sino ai denti con la recente necessità di vaccinare la popolazione del Vecchio continente contro la Pandemia. Ovviamente, nessun programma elettorale ha mai indicato l’aumento delle spese militari e il contestuale drastico ridimensionamento della spesa sociale, così come nessun parlamento ha mai deciso che «siamo in guerra».  Opporsi alla logica della potenza militare, oggi, è il principale programma politico attorno al quale deve svilupparsi una massa critica di opposizione e mobilitazione continentale.

 

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